"Cosimo Fusco è un artista versatile, le sue opere sono complesse e difficilmente catalogabili univocamente, proprio per la loro originalità sia per l’aspetto formale che per quello espressivo. Sono opere di notevole impatto visivo che suscitano nell’osservatore curiosità e stupore, opere che a differenza di tanta arte contemporanea diffusa, sono ricche di spunti. Appagano l’occhio e l’animo.

 

Quello che maggiormente caratterizza l’operare di Mino Fusco è la progettualità in totale coesione con l’estro creativo il che gli consente di realizzare opere in realtà molto complesse, che le sue mani sapientemente veicolano da un immaginario ricco di riferimenti. Le radici culturali affiorano come ataviche reminiscenze che si manifestano negli elementi architettonici di un postmodernismo che ha saputo cogliere del passato le più svariate manifestazioni. Ed è proprio nello spirito di questa assoluta autonomia e libertà espressiva che le sculture ci rivelano attinenze con la civiltà precolombiana. Ricorrenti figurano le arcate, le colonne, ed altri elementi costruttivi in generale, da cui il titolo della mostra: Sculture architettoniche.

 

Insisto ancora sull’aspetto progettuale perché è un po’ il filo rosso che collega la sua attività di industrial designer, fotografo, pubblicitario ed apprezzato arredatore: ambiti che richiedono la finalizzazione ed implicano una più approfondita conoscenza dei più svariati materiali applicabili in contesti diversi. L’abilità con cui Mino ne fa uso è sorprendente, una sorta di processo alchemico che vede confluire le sue esperienze in ambito pittorico, grafico e scultoreo. Se la pittura evoca l’aspetto emozionale e l’aspetto grafico denota la forma-pensiero è ancora nel plasmare lo spazio della scultura che si manifesta la volontà. La compresenza simultanea di tutti questi aspetti contribuisce a dare ulteriore forza al messaggio visivo. L’artista opera con passione, con dedizione con maestria, è il caso di dirlo, per la sua capacità di far confluire la destrezza nel dominare i svariati materiali in contesti del tutto innovativi.

 

Le opere appese a parete sono degli assemblaggi che implicano un approccio costruttivo in fase esecutiva e denotano una capacità notevole nel dominare lo spazio. L’artista interviene in seguito sulla base in legno, curata nei dettagli, attraverso l’uso del colore. Gli accostamenti contrastanti e le campiture grafiche vengono così a creare queste opere fantasiose, dall’aspetto ludico, gioioso: ritmicamente scandite dai singoli elementi visivi di cui si compone l’insieme. Un racconto visivo che ci trasporta attraverso questi ingranaggi fiabeschi in una dimensione surreale.

 

Le opere di Fusco hanno un forte potere evocativo che va ricercato anche in questa sua capacità di mantenere la memoria storica e di proiettarsi in una visione futuristica. Contemplando le sue opere denotiamo una certa familiarità con le forme così organicamente assemblate, ma allo stesso tempo ci sembra come se appartenessero a dimensioni spazio-temporali diverse ed è forse proprio da questa dissociazione che nasce il loro misterioso fascino.

 

Esporre per un artista è sinonimo di esporsi. Come sono le opere che vediamo, così è l’artista: solare, sincero e aperto verso il prossimo, qualità che sono un invito al dialogo. Dialogo tra le opere e chi le contempla. Incontro per noi stasera con un artista di cui possiamo andare fieri".

 

Trieste, febbraio 2009

 

JASNA MERKU'

"Seguo il lavoro di Fusco da molti anni, dagli esordi, allorquando con altri giovani – Callea, Milia – iniziò, con qualche apparizione alle rassegne collettive, a far parlare di sé, o meglio delle sue opere, visto che l’uomo è sempre stato riservato, schivo, quasi timido. Una riservatezza, peraltro, che non gli è stata mai di peso anzi, paradossalmente, si è rilevata nel corso degli anni, un pregio lasciandogli il modo e il tempo di crescere nella sua personalità d’artista, di affinare tecniche e linguaggio lungo le linee di un’autodisciplina esercitata con costanza e serenità.

Non è facile da collocare il prodotto artistico di Fusco. Il limite tra la dimensione pittorica e quella plastica è dietro alle spalle, appartiene alle classificazioni archeologiche. Grafica, fotografia e incisione sono ancora termini inadeguati. A poco serve, quando si è a corto di argomenti, ricorrere a terminologie sottratte alle discipline tecnologiche. Il bandolo della matassa, il filo di Arianna utile, forse, a guidarci nella lettura dell’opera, ci viene fornito dai ricordi: lo sperimentatore umanista, la bottega dell’alchimista, l’antro dei signori dei metalli che, alto sulla valle, risuona di rumori strani e lascia intravedere sul calar della sera luci e colorati vapori. Perché il senso che ci coglie davanti al lavoro di Cosimo Fusco è la meraviglia, lo stupore.

Indubbiamente c’è un elemento fiabesco nelle sue sculture, c’è l’allusione di un racconto nelle sue esercitazioni grafiche, persino nelle sue cornici. C’è anche quando gli spazi lo consentono e la monumentalità si dimensiona, il tentativo di carpire l’attenzione dell’osservatore, di invogliarlo a toccare con mano questi oggetti allusivi, queste parti di un qualcosa allo stesso tempo alieno e famigliare.

Pochi giovani artisti della nostra città, a quanto mi è dato di conoscere, hanno saputo appropriarsi in maniera così duttile dei suggerimenti forniti dai contemporanei linguaggi della comunicazione visiva e della tecnologia. Indubbiamente Fusco induce l’osservatore ad abbandonarsi alle suggestioni, alla fantasia ludica, alla scoperta gioiosa, in bilico tra l’archetipo e il futuro, il suo è veramente il lavoro di un giovane che sintetizza originalmente passato e avvenire.

Credo che Fusco abbia compreso che il suo linguaggio debba essere allo stesso tempo un modo di usare le varie materie, tutte le possibili, e le varie tecniche intessendo, e proponendo, come scrisse Proust a proposito della prosa di Flaubert una serie di rapporti necessari tra gli oggetti che fino a quel momento la contingenza teneva separati. L’intelligenza dunque che trasforma la materia e si incorpora in essa".

Trieste, giugno 1984

CLAUDIO H. MARTELLI

COSIMO FUSCO

Via Zanella 52, Trieste

+39.348.60.39.100

minos.fuscos@gmail.com